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Intervista con BBP Legal

Data di pubblicazione: 2026-04-30

Il brand non è solo un nome, un logo o un elemento distintivo: è un asset strategico che contribuisce a costruire riconoscibilità, fiducia e valore per l’impresa. La sua tutela, soprattutto per startup e PMI, richiede però consapevolezza, pianificazione e un approccio capace di integrare visione legale e obiettivi di business. In questa intervista, BBP Legal – nostro Professional Partner – racconta perché proteggere il brand fin dalle prime fasi di crescita può fare la differenza e quali sfide attendono le imprese nei prossimi anni.

Cos’è BBP Legal e di cosa vi occupate?

BBP Legal è uno studio legale che affianca imprese, startup e realtà in crescita nella gestione strategica degli aspetti giuridici del business. Il nostro approccio integra competenze legali tradizionali con una visione orientata al valore e allo sviluppo dell’impresa, con particolare attenzione ai temi dell’innovazione, della proprietà intellettuale e del diritto commerciale.
Operiamo come partner legali, non solo come consulenti, supportando i clienti nelle decisioni chiave che impattano sul posizionamento e sulla competitività sul mercato.
Ci occupiamo, tra le altre cose, di contrattualistica, tutela e valorizzazione degli asset immateriali, operazioni straordinarie e assistenza continuativa alle imprese.
Una parte rilevante della nostra attività riguarda proprio la protezione e la gestione dei brand, che oggi rappresentano uno degli asset più strategici per qualsiasi azienda.
Il nostro obiettivo è offrire soluzioni pratiche, sostenibili e calibrate sulle esigenze del cliente, con un linguaggio chiaro e un approccio concreto.

Quanto conta oggi il brand come asset, anche dal punto di vista legale e strategico?

Il brand oggi è uno degli asset più rilevanti per qualsiasi impresa, spesso persino più del prodotto o del servizio stesso.
Rappresenta identità, reputazione, fiducia e capacità di distinguersi sul mercato, elementi che incidono direttamente sul valore economico dell’azienda.
Dal punto di vista legale, il brand è un bene immateriale che può e deve essere protetto, gestito e valorizzato nel tempo, al pari di qualsiasi altro asset aziendale.
Una corretta tutela consente di prevenire conflitti, evitare contraffazioni e rafforzare la posizione competitiva.
Dal punto di vista strategico, invece, il brand è uno strumento di crescita: facilita l’ingresso in nuovi mercati, aumenta la riconoscibilità e contribuisce alla fidelizzazione dei clienti.
Per questo motivo, la gestione del brand non può essere improvvisata, ma richiede una visione integrata tra marketing e diritto.
Chi investe consapevolmente nella protezione del proprio brand costruisce un vantaggio competitivo solido e duraturo.

Quali errori vedete più spesso nelle realtà giovani o in forte crescita? Per una startup/PMI con budget limitato, da dove conviene partire?

Uno degli errori più frequenti è sottovalutare la protezione del brand nelle fasi iniziali, rimandandola a momenti successivi quando il business è già avviato.
Molte startup investono in comunicazione e marketing senza verificare se il nome scelto sia effettivamente disponibile o tutelabile, esponendosi a rischi significativi.
Un altro errore comune è considerare la tutela legale come un costo e non come un investimento strategico.
Per una startup o PMI con budget limitato, il primo passo dovrebbe essere una verifica preventiva del nome e del marchio, per evitare conflitti con diritti preesistenti.
Successivamente, è fondamentale procedere con la registrazione del marchio nei mercati di riferimento, anche in modo graduale e scalabile.
È importante inoltre impostare fin da subito una corretta gestione contrattuale, ad esempio con collaboratori e partner, per garantire la titolarità degli asset creativi.
Piccoli interventi iniziali, ben strutturati, possono evitare costi molto più elevati in futuro.

C’è un falso mito sulla protezione del brand che sarebbe utile sfatare?

Sì, uno dei falsi miti più diffusi è che registrare un marchio sia un’attività complessa, costosa e riservata solo alle grandi aziende.
In realtà, la tutela del brand è oggi accessibile anche a startup e PMI, se affrontata con un approccio strategico e proporzionato.
Un altro equivoco è pensare che basti avere un dominio internet o una presenza sui social per essere “protetti”: questi strumenti non garantiscono alcun diritto esclusivo sul nome.
Allo stesso modo, molti credono che l’uso del marchio sia sufficiente a tutelarlo, senza considerare i limiti e le incertezze di una protezione non registrata.
Infine, si tende a pensare alla tutela del brand come a un’attività una tantum, mentre è un processo continuo che richiede monitoraggio e aggiornamento.
Sfatare questi miti è fondamentale per aiutare le imprese a prendere decisioni consapevoli e costruire una protezione efficace nel tempo.

Quali nuove sfide vedete per i brand nei prossimi anni?

Nei prossimi anni i brand dovranno affrontare sfide sempre più complesse, legate alla digitalizzazione e alla globalizzazione dei mercati.
La tutela online diventerà ancora più centrale, soprattutto in relazione a fenomeni come contraffazione digitale, uso illecito sui marketplace e cybersquatting.
L’evoluzione dell’intelligenza artificiale porterà nuove questioni in tema di creazione, utilizzo e protezione degli asset distintivi.
Anche la gestione della reputazione sarà sempre più delicata, in un contesto in cui le informazioni circolano rapidamente e possono avere impatti immediati sul valore del brand.
Dal punto di vista legale, sarà fondamentale adottare strategie di protezione flessibili e internazionali, capaci di adattarsi a scenari in continuo cambiamento.
Inoltre, crescerà l’importanza della coerenza tra identità del brand e valori aziendali, anche in ottica ESG.
Le imprese che sapranno integrare tutela legale e visione strategica saranno quelle meglio posizionate per affrontare queste sfide.

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